Opere di Papini in libreria
per le opere in --> Antologie
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Giovanni
Papini, Il libraio inverosimile, Milano, Edizioni Henry Beyle, 2010
Il
volume è stato stampato su carta Zerkall-Bütten, carattere Garamond Monotype
corpo 12 presso la tipografia Campi. di Quinto De' Stampi, Rozzano in 575
copie. Per
questa edizione Sandro Martini ha inciso tre lastre
(acquaforte-acquatinta, acquaforte,
vernice molle) tirate su torchio a mano da Giancarlo Sardella su carta
Zerkall-Bütten e Hahnmuhle in due diversi formati (mm. 520 per 198 e mm. 390
per 190). La tiratura è costituita da 122 esemplari, più dieci prove d'autore
fuori commercio, tutte le opere sono firmate e numerate dall'artista. Editore: Henry Beyle Collana: Piccola biblioteca oggetti letterari Pagine: 24 ISBN: 8890488700 Giovanni
Papini, Sant’Agostino, Siena, Cantagalli, 2010
Editore: Cantagalli Collana: Classici cristiani. Nuova serie Formato: Libro in brossura ISBN: 8882725367 Giovanni
Papini, Polemiche religiose(1908-1914), Lanciano, Carabba, 2009 |
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Una
prefazione precede otto articoli già apparsi in giornali e riviste (tra parentesi
è indicata la data posta in calce a ciascun articolo)
"Il
primo è consacrato a combattere coloro che fanno della religione un grado
inferiore della filosofia. Gli altri tre che seguono, invece, sono
informativi: uno sulla concezione che si fanno del demonio i mussulmani; l'altro
sulle questioni relative all'esistenza di Cristo sollevate da un famoso libro
dello Smith; il terzo sulle fantasie mistiche e metafisiche di Fechner
intorno agli angeli. L'ultimo gruppo è il più omogeneo: esso rappresenta una
serie di polemiche contro i tentativi di creare una riforma razionalista del
cristianesimo; contro le mode letterarie del ritorno al cattolicismo; contro
l'ipocrisia degli pseudo cattolici; contro la superficiale e confusa
filosofia pontificia" (dalla Prefazione). |
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Giovanni
Papini, Opera Prima, a cura di Raoul Bruni, Genova, Edizioni San Marco
dei Giustiniani, 2008 |
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La
presente edizione di Opera prima. Venti poesie in rima e venti ragioni in
prosa riproduce esattamente l'editio princeps, apparsa a Firenze per i
tipi della Libreria della Voce nel 1917, ristampata, senza modifiche, dallo
stesso editore nel 1918, e quindi da Vallecchi nel 1921(...). La
prima edizione uscì in una tiratura di cinquecento copie numerate, più
"una trentina senza numero, fuori commercio, per i critici" (...).
Così Papini aveva scritto a Vallecchi, dopo aver ricevuto le prime copie
della raccolta: "Il volume si presenta benissimo. La copertina non è
proprio come l'immaginavo ma l'interno è magnifico di ricca semplicità e, per
quel che ho potuto vedere, non ci sono errori di stampa" (...). dalla Nota sul Testo |
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Giovanni
Papini - Giuseppe Prezzolini, Carteggio. Vol. II:
1908-1915. Dalla nascita della "Voce" alla fine di
"Lacerba", a cura di Sandro Gentili e Gloria Manghetti, Roma,
Edizioni di Storia e Letteratura, 2008 |
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Secondo
volume del Carteggio tra Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini relativo agli
anni 1908-maggio 1915, quando i due amici appena ventisettenni, chiusa
l’esperienza del "Leonardo" e recuperati spazi di libertà, si
dedicano ad una varia ed intensa attività culturale. Sono gli anni della
"Voce" di Prezzolini, della partecipazione defilata e
sostanzialmente eterodossa di Papini al foglio dell’amico, della fondazione
dell’"Anima" prima e di "Lacerba" poi, dell’esperienza
futurista; gli anni che precedono il primo conflitto mondiale e culminano con
l’entrata in guerra dell’Italia. Una documentazione vasta, oltre 450 lettere,
che in passato solo parzialmente aveva visto la luce, e che oggi diviene
finalmente disponibile nella sua integrità. |
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Giovanni
Papini, 24 Cervelli, postfazione di Giulio Cattaneo, Edizioni
dell'Altana, 2007 |
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Si
può dire che questi 24 cervelli, del 1912, siano la prova generale per le
Stroncature del 1916. 24 personaggi, anzi, 24 menti, pensieri, aspirazioni,
successi e fallimenti esaminati da un cervello, quello di Papini, che riesce
a sovrastare tutti. Riesce a penetrare, a giudicare, a comprendere, a
interpretare con una lucidità impressionante, una "modernità"
d'intuizione Dante, Leonardo, Dostoievskji, Buddha, Nietzsche, Vico, Whitman,
i filosofi... e altri meno noti, iniziando dal meno noto di tutti: appunto
dall'Ignoto a cui dedica l'apertura di questa galleria di individui del
passato e del presente dell'autore. Nomi che hanno fatto la storia dell'arte,
della letteratura, della speculazione e altri nomi ora dimenticati. Ma tutti
vivisezionati con quell'acuta dissacrante genialità che fa di questi
"ritratti" (a volte benevoli, spesso sarcastici) profili vivi,
appassionanti. Con un acume addirittura terrificante Papini ribalta
convinzioni, aggiunge novità. Chi credeva di sapere dovrà confrontarsi con
lui. Ecco
in ordine di apparizione i 24 cervelli: IGNOTO, BUDDHA, DANTE, LEONARDO,
ALBERTI, LINATI, LOCKE, BERKELEY, SPENCER, SCHILLER, HEGEL, NIETZSCHE,
EUCKEN, MICHELSTAEDTER, VICO, ARDIGÒ, FERRI, VAILATI, FARINELLI, REGALIA,
BERGSON, WHITMAN, TOLSTOI, DOSTOJEVSKI. |
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Giovanni
Papini, Le felicità dell'infelice. Le ultime "schegge",
presentazione di Andrea Aveto, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2006 |
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Giovanni
Papini |
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Aldo
Palazzeschi - Giovanni Papini, Carteggio 1912- |
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La
pubblicazione del Carteggio Palazzeschi - Papini (1912-1933) oltre a dare
testimonianza della breve, ma intensa consuetudine intellettuale tra due
protagonisti del nostro Novecento, offre al lettore la possibilità di
avvicinarsi, seguendo gli avvenimenti dal "di dentro", all’officina
letteraria e poetica dei corrispondenti, al progressivo e quotidiano impegno
per la realizzazione della rivista "Lacerba" e al tumultuoso
incalzare degli accadimenti legati al tempestoso rapporto con la pattuglia
dei futuristi milanesi. Molti gli eventi, i temi, le aspirazioni e i progetti
contenuti nelle lettere, soprattutto nei primi, fruttuosi, anni di
dimestichezza e corrispondenza (1913-1914) nei quali, con ritmo vivace, si
rincorrono impressioni critiche, auspici di future pubblicazioni, notizie
d’incontri e resoconti di progetti futuristi. Naturale è l’emergere, così,
della diversa fisionomia umana dei corrispondenti che rende profondamente
difformi e quasi dissonanti lo stile e la misura, e che ben si colgono nel
personale accento con il quale vengono affrontate confidenze private,
amarezze e incomprensioni letterarie. E così, pur trattandosi di un carteggio
non particolarmente esteso, comprensivo di sole sessantatre lettere
(quarantuno di Palazzeschi, ventidue di Papini), dal suo insieme affiora tra
Firenze, Napoli e Parigi nel clima prebellico, un intreccio complesso
d’interessi letterari, esperienze avanguardistiche, private traversie
personali. Proprio la Grande guerra con il suo carico di lutti e sofferenze
segna una frattura, rintracciabile nei fogli del carteggio, oltre la quale
trova spazio solo il tono sommesso del ricordo, della pacata riconciliazione,
degli avvenimenti familiari, in una parola della giovinezza svanita. |
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Giovanni
Papini - Roberto Ridolfi, Carteggio 1939- |
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Giovanni
Papini, Roberto Ridolfi |
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Piero
Bargellini - Giovanni Papini, Carteggio 1923- |
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Piero
Bargellini, Giovanni Papini |
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Giovanni
Papini, Il non finito. Diario 1900 e scritti inediti giovanili, a cura
di Anna Casini Paszkowski, Le Lettere, 2005 |
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Il
diario tenuto da Papini tra i diciotto e i ventun’anni: pagine che
documentano gli studi, le letture e i progetti dell’intellettuale che di lì a
poco avrebbe fondato la rivista "Leonardo", vivace e combattiva
promotrice dello svecchiamento della cultura italiana. Ne esce il ritratto di
un giovane studioso appassionato che descrive le proprie giornate scandite
dalla compagnia degli amici Prezzolini, Morselli, Levi, da visite per chiese
e musei fiorentini, da lezioni universitarie più o meno apprezzate. |
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Anna Casini Paszkowski ha firmato le
traduzioni Vita di Voltaire di Haydn Mason e La santa anoressia.
Digiuno e misticismo dal Medioevo a oggi di M.R. Bell. Ha curato inoltre
la stampa anastatica integrale della rivista "Leonardo" e gli
scritti di Papini. |
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Giovanni
Papini, Discorso di Roma. Contro Roma e contro Benedetto Croce, a cura
di Ermanno Paccagnini, Biblioteca di via Senato, 2004 |
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Roma,
21 febbraio 1913. Teatro Costanzi. Nel corso di una delle consuete rumorose
serate futuriste Giovanni Papini legge un suo provocatorio Discorso contro
Roma e contro Benedetto Croce. La recita è continuamente interrotta da urla,
proteste, insulti, ma l'oratore prosegue imperterrito sino alla fine.
Pubblicato sia su volantino delle edizioni futuriste, sia sulla rivista
"Lacerba", il discorso è qui riproposto all'interno del contesto in
cui è stato pronunciato. Il volume ripropone infatti anche i testi poetici
(Buzzi, Palazzeschi, Folgore e altri) letti da Marinetti, oltre ad alcune
testimonianze che ridonano il clima incandescente di quelle riunioni che per
diversi mesi hanno incendiato le piazze e i teatri di molte città italiane. |
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Giovanni
Papini - Giuseppe Prezzolini, Carteggio. Vol. 1:
1900-1907. Dagli "uomini liberi" alla fine del
"Leonardo", a cura di Sandro Gentili e Gloria Manghetti, Roma,
Edizioni di Storia e Letteratura, 2003 |
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Io credo che se qualcosa di meno falso è uscito mai
dall’anime nostre; se qualcosa di noi resterà, dopo la morte, nelle anime
altrui, lo dovemmo e lo dovremo a quelle fredde feste d’inverno, a quelle
fughe in due verso la terra ignuda e l’altezza pura G. Papini, Un uomo finito Mi attaccai a lui come a una sorgente di
soddisfazioni vitali, che nessun’altra attività mi aveva dato e che nessun
altro uomo mi aveva fatto sperare. Papini fu una scoperta ed un tormento;
l’ammiravo e l’amavo, e in certi giorni lo detestavo perché sapeva tanto più
di me, troppo di più, e ci sentivo una genialità che ora mi scaldava, ora mi
soffocava G. Prezzolini, L’italiano inutile |
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Leonardo.
Rivista d'idee,
Vallecchi, 2003 |
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I
cinque volumi che compongono quest'opera sono stati pubblicati in occasione
della celebrazione del centenario della casa editrice Vallecchi. Si tratta
della riproduzione anastatica della rivista "Leonardo" uscita dal
1903 al |
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Mario
Novaro - Giovanni Papini, Carteggio 1906- |
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Mario
Novaro, Giovanni Papini Mario
Novaro fondò e diresse la rivista "Riviera Ligure" dal 1899 al
1919. Raccolse la sua produzione poetica nel volume Murmuri ed echi
(Napoli, 1912), curò l’edizione delle opere di Giovanni Boine, e l’edizione
di Pensieri metafisici di Nicolas Malebranche. |
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Barna
Occhini - Giovanni Papini, Carteggio 1932- |
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Barna
Occhini, Giovanni Papini Barna
Occhini nasce ad Arezzo e si laurea in Giurisprudenza a Roma. Dal 1934, nel
periodo in cui la rivista è guidata da Bargellini, Soffici, Papini, è tra i
collaboratori del "Frontespizio", di cui diviene capo-redattore. I
suoi interessi sono rivolti soprattutto all’arte, in particolare quella del
Rinascimento. |
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Lacerba
1913-1915,
Firenze, Vallecchi, 2001 |
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L'intera
collezione della celebre rivista fondata da Giovanni Papini e Ardengo Soffici
e stampata dall'editore tipografo Attilio Vallecchi, oggi introvabile nelle
librerie antiquarie, è ora nuovamente disponibile in un'elegante e accurata
riproduzione anastatica. L'edizione si compone di due volumi, il primo che
raccoglie le uscite del 1913, il secondo quelle dal 1914 al 1915, insieme ad
un fascicolo che contiene un ampio saggio critico del prof. Giorgio Luti, in
versione italiana e inglese, con gli indici della rivista, ospitati
all'interno di un originale cofanetto a due ante in microonda. |
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Massimo
Carrà (a cura di) Il carteggio Carrà-Papini. Da "Lacerba" al
tempo di "Valori Plastici", Skira, 2001 |
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Le
lettere scambiate fra Papini e Carrà, come quelle fra Carrà e Soffici e Carrà
e Severini, sono una testimonianza cospicua e di prima mano delle vicende
della cultura italiana nel secondo decennio di questo secolo, riflettendola
nelle problematiche che essa viveva. Del folto epistolario fra Papini e Carrà
disteso sull'arco di un quarantennio ho ritenuto di pubblicare l'intero
gruppo di lettere fra il tempo di "Lacerba" e quello di
"Valori Plastici" fino quindi al primo dopoguerra, che rispecchiano
cioè i momenti di più vivace dibattito culturale. Se dopo l'avventura di
"Lacerba" questo dibattito fra Carrà e Papini diviene meno acceso e
quotidiano, certamente non cessa ma assume toni più pacati perchè ognuno dei
due interlocutori, raggiunta ormai una piena maturità anche creativa, lavora
in solitudine, ciascuno nel proprio campo [...] in appendice anche alcune
lettere scambiate fra i due interlocutori in anni successivi, quando cioè in
tutta Europa si sentiva il bisogno di una profonda ristrutturazione di
valori. Lettere che sono la testimonianza di una amicizia e di una stima, e
insomma di un rapporto intellettuale durato fino alla morte di Papini nel
luglio del 1956. Ne risulta, mi sembra, uno specchio vivo di due personalità
notevolmente diverse, ma unite da un'idea dell'arte come impegno totale
dell'uomo, dove la spiritualità può realizzarsi al massimo grado (dalla
Presentazione, Stima intellettuale e amicizia, di Massimo Carrà). |
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Carlo
D'Alessio (a cura di) Carteggi Cecchi-Onofri-Papini (1912-1917),
Bompiani, 2000 |
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Dei
due importanti carteggi qui presentati il protagonista centrale è Arturo
Onofri (1885-1928), poeta frammentista che ebbe un ruolo di primo piano nella
vivace stagione delle riviste di primo Novecento e che la scoperta
dell''antroposofia' di Steiner e l'interesse per la musica wagneriana e il
Simbolismo francese orientano sempre più verso una produzione poetica
spiritualista e 'cosmica'. Accanto a lui, i due più conosciuti
corrispondenti, Emilio Cecchi e Giovanni Papini, animano le pagine dei
carteggi di questo volume, i quali hanno anche il pregio di collocarsi in una
sequenza cronologica omogenea. Infatti il gruppo dei documenti dello scambio
epistolare fra Cecchi ed Onofri si concentra nel periodo 1912-1914, mentre
quello con Papini si concentra nel biennio 1916- |
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Giovanni
Papini, Il sacco dell'orco,
Scheiwiller, 2000 |
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Fuori
d'Italia libri come questi hanno molta fortuna: basterebbe citare i Tischreden
di Lutero, i Table Talks di Coleridge, le Notes sur la Vie di
Alphonse Daudet, le Fusées di Baudelaire, il Notes-Book di
Samuel Butler e tanti altri. Da noi non c'è ancora l'abitudine di miscellanee
siffatte e per conseguenza neanche il gusto. Noi chiediamo a ogni architetto
il Colosseo e ad ogni pittore |
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Giovanni
Papini – Domenico Giuliotti, Umilissime Scuse, Marietti, 2000 |
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A
seguito dello scalpore e dell'irritazione suscitata sia negli ambienti laici
che in quelli cattolici del primo volume del loro Dizionario dell'Omo
Salvatico (1923), Domenico Giuliotti e Giovanni Papini colsero
l'occasione per scrivere un pamphlet ancor più vigoroso in cui
ribadire la fermezza assoluta della loro posizione nella difesa dei puri
valori religiosi, ma soprattutto la necessità di un cristianesimo praticato
con forza e non in sordina. Per questo chiedevano ironicamente "Umilissime
scuse" per la loro apologia che, in realtà, rincarava |
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Giovanni
Papini, Gli imbecilli, Stampa alternativa, 2000 |
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Con
la solita verve lo scrittore fiorentino, in alcune pagine della sua
sterminata produzione, delinea l'identikit dell'imbecille, più che mai
attuale. E soprattutto ne motiva e conclama |
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Giovanni
Papini, I testimoni della Passione, Marietti, 1997 |
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"Ho
fatto opera di artista, di poesia, non di storico o di teologo":
ecco le parole usate da Papini per descrivere il modo in cui, ispirandosi
liberamente alla lettura dei Vangeli, ha concepito queste
"leggende" incentrate sulle figure dei testimoni, reali o
immaginari, della Passione di Cristo. I sette racconti ripercorrono così il
tradimento di Giuda, la vicenda di Barabba, l'episodio dell'orecchio mozzato
di Malco, e tratteggiano le figure di Simone di Cirene, che portò la croce di
Cristo sul Golgota, di Caifa, di Pilato, e infine di due personaggi creati
dalla fantasia di Papini: il papa Celestino VI e il rabbino Sabbatai ben
Shalom. |
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Giovanni
Papini - Pietro Pancrazi, Poeti d'oggi (1900-1920), Crocetti, 1996 |
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Antologia
compilata da Giovanni Papini e Pietro Pancrazi. Con notizie biografiche e
bibliografiche. A cura di A. Romanello. Premessa di Franco Buffoni, introduzione
di A. Romanello. Viene
qui fedelmente riprodotta la prima edizione dei Poeti d’oggi, pubblicata
presso l’editore Vallecchi di Firenze nel 1920. Poeti presenti
nell’antologia: Agnoletti, Bacchelli, Baldini, Bernasconi, Boine, Buzzi,
Campana, Cardarelli, Cecchi, Cicognani, Civinini, Da Verona, Deledda,
Folgore, Govoni, Gozzano, Guglielminetti, Jahier, Linati, Lipparini, Lucini,
Marinetti, Moscardelli, Negri, Onofri, Palazzeschi, Panzini, Paolieri,
Papini, Pea, Puccini, Rèbora, Rosso di San Secondo, Saba, Sbarbaro, Serra,
Slataper, Soffici, Thovez, Tozzi, Ungaretti, Vivanti. |
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Giovanni
Papini, Chiudiamo le scuole!, Luni, 1996 |
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In
questo provocante libro sono raccolti cinque scritti di Giovanni Papini
apparsi fra il 1909 e il Contiene: I. Il
Ministero libero (1911) II. La
scuola elementare (1909) III.
Università e Biblioteche (1911) IV. La
Rivoluzione universitaria (1913) V.
Chiudiamo le scuole! (1914) |
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Giovanni
Papini, Gog, Giunti, 1995 (prefazione di Enzo Siciliano) |
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Freud,
Lenin, G. B. Shaw, Einstein, tanti altri campioni della modernità: questi i
personaggi con i quali di capitolo in capitolo si intrattiene il protagonista
di questo libro di Papini, un magnate americano che spende i propri soldi in
una avventura squisitamente conoscitiva. |
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Giovanni
Papini, Passato remoto 1885-1914, Ponte alle Grazie, 1994 |
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Questa
nuova edizione di Passato Remoto ripresenta il testo originale del
1948, con l'aggiunta di cinque capitoli che erano parte del manoscritto
originario. Viene inoltre qui pubblicato, 'Giovini e Vecchi nell'Arte', testo
fino ad oggi inedito di una conferenza tenuta da Giovanni Papini a Palazzo
Corsini nel 1903. Infine le annotazioni in appendice al volume, curate da
Anna Casini Paskowski, aggiungono notizie e chiariscono i riferimenti ai
personaggi rievocati nel libro. Passato Remoto è una ricca collezione
dei ricordi personali del periodo giovanile di uno dei più grandi scrittori
italiani del nostro secolo, che, attraverso la descrizione di figure e
avvenimenti conosciuti o vissuti dall'Autore, traccia un suggestivo e
singolare scorcio dei costumi, dei gusti, dei pensieri che hanno
caratterizzato gli anni a cavallo fra la fine dell'Ottocento e i primi del
Novecento in Europa. Cambia rispetto al capolavoro giovanile, Un Uomo
Finito, la scrittura, che diviene matura e pacata, ma si tratta ancora
una volta di un testo illuminante sulla storia spirituale e culturale di una
generazione che ha segnato la vita intellettuale italiana ed europea del
Novecento. |
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Giovanni
Papini, Un uomo finito, Ponte alle Grazie, 1994 |
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Questa
nuova edizione di Un uomo finito ripresenta il testo originale del Le annotazioni ai capitoli chiariscono i
riferimenti a eventi e a momenti della vita dell'autore e le allusioni ai
personaggi dell'ambiente fiorentino, dei primi anni del secolo che il
racconto autobiografico trasfigura nel monologo interiore della memoria. |
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Giovanni
Papini, Strane Storie, Sellerio, 1992 |
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"I
racconti di questo volume furono scritti nei primi anni del secolo. Mostrano
perciò molti segni della gioventù e soprattutto la mania della novità fino
alla stravaganza, del paradosso fino all'assurdo, del rovesciamento fino al
delirio. V'è anche molta candidezza accanto alla frenesia cerebralista; v'è
pure, qua e là, una spregiudicatezza d'ingegno moralista che si libera
talvolta nel comico e nella satira. E v'è infine, se non sbaglio, un po' di
poesia", scriveva Papini di questi suoi racconti, a cinquant'anni
dalla prima loro apparizione, con la severità affettuosa di chi guarda ai
propri eccessi giovanili. nel 1906, alla prima edizione, li aveva definiti
con maggiore slancio, "favole oscure", "colloqui
inquietanti", scaturiti da un genere di "fantastico interno"
in quanto contrapposto a un "fantastico esterno". e queste
prime qualifiche vi si adattano ancora, se non meglio. Papini ritorna su
alcuni dei miti eterni del fantastico occidentale - dal Faust, all'Amleto, al
don Juan Tenorio, all'Ebreo Errante, più altri senza nome -, ne cerca il
personaggio piuttosto che la parabola emblematica della vicenda, trasforma
questa esteriorità in evento comune e rende invece straordinario il travaglio
interno dell'uomo che riflette su ciò che di lui poi è diventato mito. Una
pratica, questa di rivoltare l'interno in esterno, ripetuta di frequente nel
corso del secolo, ma che Papini provava, agli inizi del secolo, come
esperimento. |
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Giovanni
Papini, Opere, Mondadori, 1977 |
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Narratore,
poeta, saggista, scrittore eclettico e fecondo, Papini è stato un
intellettuale vivace, un animatore del dibattito culturale non solo italiano sin
dagli anni Dieci. Per questo volume antologico Baldacci ha scelto e curato i
testi del 'primo' Papini, quelli legati alla fervida stagione delle
avanguardie storiche e del Futurismo. Indice: |