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Sospetto che Papini sia stato immeritatamente dimenticato.

(Jorge Louis Borges)1

 

My dear friend and master,

Papini,

I have just been reading your Crepuscolo dei Filosofi, and the February number of Leonardo, and great is the resultant fortification of my soul. What a thing is genius! and you are a real genius! Here have I, with my intellectual timidity and conscientiousness, been trying to clear a few steps of the pathway that leads to the systematized new Weltanschauung, and you with a pair of bold strides, get out in a moment beyond the pathway altogether into the freedom of the whole system, into the open country. It is your temper of carelessness, quite as much as your particular formulas, that has had such an emancipating effect on my intelligence.

(William James)2

 

Confesso d'aver letto ciascuno dei 30 volumi di Papini almeno tre volte (e lo confesso pur sapendo che certi idioti di spirito torneranno a gridare al mio "papinismo"). Continuo ad amare tutto quanto Papini, così com'è. Credo che non vi sia miglior elogio che si possa fare a uno scrittore che quello di confessare d'amarlo interamente anche se da lui ci separano le idee, il temperamento e i princìpi religiosi o morali. Dietro quei 30 volumi c'è un uomo maledettamente vivo e integro. Le migliaia di libri che ha letto non l'hanno cambiato. Le idee che ha promosso e abbandonato una dopo l'altra non l'hanno inaridito. La vastità della sua opera non è riuscita a bloccarlo, a paralizzarlo, a consegnarlo completamente alla storia morta. Nessuno nel nostro secolo, neppure André Gide, ha affrontato tante esperienze e lottato su tanti fronti. E mentre Gide non poteva mai astenersi da quel concetto di malintesa "gratuità", Papini si immedesimava tutto in quello che faceva al momento. Amava e odiava con passione, con ogni fibra del suo corpo, a riprova di una vitalità e di uno spessore spirituale rari. Oggi che un'intera classe di uomini pratica il compromesso per paura di esporsi, l'esempio di Papini può ridiventare attuale. E' un uomo che non si vergogna dei suoi errori. Un vero segno del genio. Solo gli sterili e i mediocri si preoccupano della perfetta coerenza dei propri pensieri, e sono ossessionati dalla paura di sbagliare. Papini ha sbagliato, si è furiosamente contraddetto e compromesso. Eppure della sua opera è rimasto più di ogni "opera" perfettamente delineata, messa a punto e corretta dalla prima all'ultima pagina.

(Mircea Eliade)3

 

Sig. Papini:

Mi devo alzare dal letto e scriverle - la mia benedizione. Maledette siano tutte le lodi che avrà ascoltate o lette prima di questa, perché veramente mi fa male l'anima, e vorrei che lei lo sapesse - che mi stesse a sentire - per saperlo. Ma non è una lode. E' un ringraziamento. E' un ringraziamento. E' un ringraziamento al fatto che lei vive, e che posso scrivere a lei quel che un giovane vorrebbe dire (...) Sono felice. So io che vivo. In cinque milioni di persone qua, ci sono io e c'è due amici miei, non più che vivono. E' che sono felice. Perché, per ora, per una e due ore sono certo che vivo. A cagione di quello che scrisse lei di Whitman, di Dostoevskij e di Nietzsche. Ecco cosa le volevo dire - Che l'amo molto, molto, ed amo di rado, e quando amo bisogna che faccia un mucchio di storie.

(Emanuel Carnevali)4

Giovanni Papini is perhaps the great national genius of Italy today.

(Emanuel Carnevali a Carl Sandburg)5

 

Dacché ho trovato Papini, mi par di vivere in un mondo nuovo. Che cos'è Papini? Non lo so. Alle volte mi pare un arcangelo, gli s'illuminano gli occhi e ci sono riflessi d'oro sui suoi capelli ricciuti, come un'aureola. Alle volte mi pare uno gnomo, storto, maligno, unghioso. Ha un'abilità non comune nello scoprire difetti negli uomini, anche fisici, da sbarazzino fiorentino, e non riflette che dioneguardi se guardassero lui gli altri come lui guarda gli altri. Legge, legge, legge; annota, annota, annota. Ha delle cassettine di ritagli di carta, che chiama "schede", sulle quali curva la testa dagli occhi miopi, bulbosi, gli occhi tesi di chi non vede bene, coperti da occhiali, e le gratta con mani rapaci, finché non ha trovato il titolo, il nome, il verso, la nota che cercava. Allora rialza trionfalmente la testa, caccia fuori il pezzettin di carta, lo sbandiera e gli occhi gli splendono. Ha vinto. Ha ragione lui.

(Giuseppe Prezzolini)6

 

Quando mi domandano che cosa mi ha colpito di più nel mio ritorno in Italia, rispondo senza esitazione: Papini. Papini è la cosa più grande che ci ho trovato.

(Giuseppe Prezzolini)7

Caro Papini,

ho letto con gioia l'8a poesia. Tutte le poesie in versi degli ultimi mesi hanno qualche cosa di raro, nella strettezza del linguaggio e nella libertà delle impressioni senza somiglianze: questa mi pare la più definitiva, come un cristallo che si forma nella mobilità: ha in qualche punto la luce di una cosa perfetta: rime e suoni e solitudini si rispondono in una figura precisa di musica.

(Renato Serra)8

 

Prezzolini, Papini, Soffici... Non si potrebbe fare un discorso serio sulla letteratura del Novecento, e le sue suggestioni e i suoi rischi, senza appoggiarlo ai loro nomi, ai loro libri. Avvicinarli, è un ristorarsi al contatto con uomini che hanno visto la poesia. Scrittori moderni, modernissimi, l'ingegno generoso e il sentimento dell'umano valore delle lettere. Abituati a temperature più fredde, i giovani oggi si danno l'aria di averli dimenticati, come superflui. Sono torti che i giovani si fanno facilmente e in loro perdita.

(Cesare Angelini)9