Una lettera non pubblicata

 

Il primo aprile 2004 sul Corriere della Sera è apparso un articolo di Sergio Luzzatto, docente di Storia Moderna all'Università di Torino. Nell'articolo Luzzatto dà conto di una "scoperta": pur non avendo ancora visto il film La Passione di Cristo di Mel Gibson, afferma che alla base dello stesso c'è forse la Storia di Cristo di Papini. Citando abbondantemente dagli ultimi capitoli della Storia di Cristo, Luzzatto immagina che il "pio secchione Mel Gibson" abbia avuto in mente questi brani girando il suo film. Infine il professore conclude l'articolo così: "Le pagine della Storia di Cristo di Papini non annunciano soltanto la sceneggiatura cinematografica di Gibson: sembrano anche descrivere - immagine per immagine - le copertine graficamente sapienti di un'ignobile rivista degli anni Trenta, La difesa della razza di Telesio Interlandi". Si tratta di una chiusa che ha fatto sobbalzare sulla sedia più di un lettore fra cui il sottoscritto, che ha deciso di inviare una lettera di risposta alla direzione del quotidiano; il Corriere della Sera non ha ritenuto di pubblicarla, la trascriviamo perciò qui sotto:

 

Caro direttore,

sono rimasto sconcertato dall'articolo in cui Sergio Luzzatto descrive la sua pretesa scoperta di una delle fonti di ispirazioni per il film di Mel Gibson. Parlo di pretesa scoperta perché francamente non comprendo come, non avendo visto il film, possa aver fatto tutto da solo un tale parallelismo. Chi segua la stampa internazionale, invece, non avrà fatto fatica a collegare il suo articolo con quello pubblicato sul New York Times del 29 febbraio scorso, in cui, appunto, si citano alcuni passi della "Life of Christ" e si scrive che "Gibson and Papini have much in common" ("The Personal Jesus" di Stephen Prothero). Ma smascherate le fonti rimane tutta farina del sacco di Luzzatto la chiusa del suo articolo in cui si considera l'opera di Papini anticipatrice della rivista di Telesio Interlandi La difesa della razza. Visto che Luzzatto conserva, nonostante il suo ribrezzo, una copia della "Storia di Cristo", non farà male a cercare nella sua biblioteca anche "La pietra infernale"(Morcelliana, Brescia, 1934) e leggersi uno dei saggi pubblicati nel volume: Razzia di razzisti. Pubblicato originariamente sulla rivista Il Frontespizio nel 1934, l'articolo comincia così: "I razzisti all'ingrosso van cicalando di razze come se l'etnologia fosse una scienza precisa e certa quanto la geometria… dove mai riposa e scorre il puro sangue ariano in nome del quale codesti vociatori perseguitano gli Ebrei e decretano l'incurabile decadenza del 'caos etnico' dei popoli neolatini?" e ancora: "il Razzismo non è che una camuffatura – col cenciume di scienza sbagliata e di storia falsificata – della eterna superbia germanica". Spiace constatare come la rarità delle ristampe papiniane porti ancora a commettere tali errori di prospettiva su un autore "immeritatamente dimenticato" come scriveva Borges e del quale siamo arrivati al paradosso che per poterlo leggere dobbiamo ricorrere a un'edizione tedesca con testo a fronte in italiano (Davanti al Tribunale di Dio/Italiener vor dem Jüngsten Gericht, dtv, 1999) e che quella che è forse la migliore opera critica sia stata scritta da un francese e mai tradotta in italiano  (Janvier Lovreglio, Giovanni Papini. Une odyssée intelectuelle entre Dieu et Satan, Lethielleux, Paris, 1973/1981). Consiglio, infine, su Papini e gli ebrei l'articolo di Alberto Castaldini, Giovanni Papini e il mistero d'Israele, pubblicato su due numeri consecutivi di Cartevive a partire dal marzo 2003 (Cartevive è il Bollettino dell'Archivio Prezzolini e degli Archivi di Cultura Contemporanea della Biblioteca Cantonale di Lugano).

Cordialmente

Antonio D'Amicis

 


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